martedì 3 settembre 2013

Come scrivere una lettera di presentazione


Buongiorno,

con la presente desidero proporre la mia candidatura come impiegato presso la vostra ditta di spurgo fogne.

Sono da sempre un grande appassionato di cacca, escrementi e liquami, per tali ragioni vorrei avviare un percorso lavorativo presso la vostra azienda.

Sono disposto a lavorare con qualsiasi contratto e a qualsiasi orario, insomma il mio sogno nella vita è di fare un lavoro di merda, ma fatto bene.

Coprolitici saluti,

Emmanuel Storage

lunedì 2 settembre 2013

I nastri di Dio


Il vecchio prete non credeva più in nulla. Passava le giornate a cercare vecchie musicassette su cui aveva inciso voci dall’oltretomba, registrato sedute spiritiche, immortalato riti di esorcismo. Era per ritrovare la fede, in qualche modo. Aveva riasfaltato alcune di quelle vecchie strade magnetiche: prese una delle cassette tra le mani e la osservò. C’era scritto Eye in the sky, dei The Alan Parsons Project. E invece si trattava dell’esorcismo di una ragazza americana, una certa Emily Rose. La buttò sulla superficie polverosa del pavimento e ne agguantò un’altra: 1+9+8+2=XX degli Status Quo. Robe mai sentite. Ascoltandola si era reso conto che era una seduta spiritica per evocare il fantasma di un politico italiano morto prima di quell’anno. La lanciò e ne prese un’ultima. Do re mi…five Cantiamo con Five. Interpreti: Cristina d’Avena e altri, tra cui Marco Columbro. Su quella cassetta, a quanto ricordava, era registrata la Voce. La Sua.

Padre Shimeon era nato da una famiglia di ebrei atei e da ragazzo si era convertito al cattolicesimo, perché aveva deciso di diventare un prete esorcista. I primi anni della sua attività lo avevano consacrato come uno dei nemici più indefessi del Maligno, tanto da avviare una vera e propria attività in Italia, terra di santi subito e san…guisuga, come diceva un bizzarro cantante. Pareva che in quel Bel Paese gli agenti del Dimonio fossero particolarmente attivi. La vita di Padre Shimeon divenne più effervescente delle acque dei Campi Flegrei e più avventurosa di quella di Padre Amorth. Ma Shimeon era uomo dalle passioni travolgenti e turbolente come un violento acquazzone estivo. Finito lo sfogo, aveva bisogno di passare ad altro. Così si appassionò alla scienza, rielaborando tutte le passate vicende con demoni e affini alla luce delle nuove conoscenze. Inoltre, la situazione (inter)nazionale a l’avanzare dell’età lo resero sempre più scettico. Tuttavia non poteva rinnegare quello che aveva fatto per anni, anche perché l’aveva reso ricco e continuava a portargli abbondanti introiti. Soldi che usava per la beneficenza, certo, ma anche per finanziare i suoi studi: si era appassionato di astronomia, xenobiologia e astrofisica, e contava di intercettare nuove forme di vita nello spazio. Inconsciamente, pensava che l’incontro con alieni avrebbe potuto dargli qualche certezza in più riguardo la sua fede, che andava vacillando. Aveva preso alla lettera l’affermazione sulla morte di Dio, e sperava così di rintracciarne il cadavere. Aveva molti soldi, e un sacco di tempo da dedicare all’impresa.

Col passare degli anni, anche questa passione era andata scemando. Alla fine Padre Shimeon era diventato un appassionato di fantasy e videogiochi, che considerava una forma di contatto con il divino. Creare mondi, guidare eserciti contro i nemici del Bene, incontrare divinità pseudo-pagane…ovviamente, tutto ciò avveniva nel segreto del suo Confessionale, come chiamava la sala giochi che aveva allestito in casa. Inoltre, si era riciclato come opinionista nelle trasmissioni del palinsesto pomeridiano della tivù pubblica italiana. Lui e Amorth costituivano un duetto d’eccezione. Ma dentro si sentiva morire. La vita vera del passato, più che un ricordo sbiadito come un vecchio cartellone pubblicitario, era una scritta cancellata dalla sabbia. E per rivivere quei momenti aveva bisogno di una traccia da seguire. Così si era dato alla ricerca e all’ascolto di tutti quei vecchi mastri magnetici. Le sue preferite erano le musicassette, così piccole, poteva stringerle tra le mani come le statuette di santi e contenevano un cuore, il segreto kokoro che si sarebbe svelato solo per lui. Erano meglio degli ovetti Kinder. Rovistando tra le polverose audiocassette, si era ricordato di un antico progetto, lasciato a sé dopo che il suo interesse era andato scemando. Aveva cercato il corpo, il cadavere di Dio per anni, poi aveva capito che Esso non poteva essere fatto della comune materia. Forse era materia oscura? No, Dio non poteva essere “oscuro”. Bastava leggere la Bibbia per capire dove cercarLo: in principio era il Verbo, e il verbo era presso di Lui. Inoltre, il primo atto creativo di Dio fu l’esplosione della luce, un rombo come di un miliardo di tuoni, che la scienza aveva chiamato Big Bang. Degli scienziati ne avevano registrato la radiazione elettromagnetica residua, che permeava il Creato. Insomma, avevano congelato la Voce di Dio. Shimeon capì che Esso poteva esistere solo come suono-luce primordiale che permeava l’universo tutto, così aveva chiesto ai suoi scienziati di codificare quella voce, affinché la Prima Parola potesse essere pronunciata di nuovo nel mondo e non prima di esso. Non c’erano dubbi, per Shimeon: se il nome di Dio è segreto, ciò è dovuto al fatto che non può essere invocato se non al momento della sua stessa nascita (e della nascita dell’universo). Perciò la Prima Parola è il nome stesso del Dio. Risentirla in questo mondo, cos’avrebbe mai provocato? Negli anni però il progetto era stato abbandonato, e solo qualche mese prima gli era arrivato il frutto di ricerche costosissime. Una vecchia musicassetta di Cristina D’Avena su cui era registrato il Verbo.

Il vecchio esorcista si aspettava di vedere finalmente confermata l’esistenza di Dio, oppure che il mondo sarebbe finito e ricominciato nell’istante in cui avesse schiacciato play sul vecchio stereo. Pigiò e dalla cassetta uscirono le note di Bambino Pinocchio. Quelle canzoncine per bambini, un po’ ingenue e dallo stile musicale sorpassato, che prestavano il fianco a parodie sconce di ogni genere, per lui non significavano niente. Era già vecchio quando quei cartoni furono trasmessi la prima volta, e le sigle le aveva forse sentite di sfuggita. Decise di ascoltare tutto il lato A, e anche il B, sempre se fosse riuscito a sopportare quelle melensaggini. Era ormai arrivato con gran fatica alla quarta canzone del lato B, Ghimbirighimbi ovvero La Canzone dei Puffi, quando sentì una voce dietro di lui
«Ahhh, che nostalgia!». Era suo nipote, il figlio della sorella minore. Doveva essere alle elementari, all’epoca della canzone. Ora era diventato sacerdote anche lui, come lo zio, per questo si trovava lì. Era una sorta di erede, per Shimeon.
«Zio, sai che questa canzone è valsa il primo Disco d’Oro di Cristina d’Avena? All’epoca aveva solo diciassette anni! Io ero un bambino, ma devo ammettere che mi ero infatuato di quella ragazzina…», e sospirò.
«Ma pensa», fece Padre Shimeon, tutt’altro che interessato.
«Ah, quei cartoni erano tutta un’altra cosa, mica come quelli di adesso…».
«Eh, già…».
Il nipote sembrava estasiato da quella canzone, tanto che a un certo punto si girò per nascondere le lacrime.
“Assurdo! Non l’ho mai visto così commosso nemmeno davanti alle Scritture”, pensava lo zio, “eppure era un ragazzino tanto devoto…”
Ripresosi, il ragazzo (o meglio l’uomo), si girò imbarazzato. Non aveva il coraggio di chiedere a Padre Shimeon di riavvolgere il nastro per ascoltarla di nuovo. Ora si era passati a Ma che Five. In effetti quello stile evocava qualcosa, dietro quell’apparenza spensierata. Ma per Shimeon non si trattava di nostalgia. Non pura nostalgia, comunque: ciò che prevaleva nelle emozioni contrastanti era l’angoscia. Quella nostalgia era per il nipote l’espressione di un unicum irripetibile, la cassetta rendeva vicino qualcosa di irrecuperabilmente lontano. Ciò invece bastava a provocare nel vecchio esorcista un’angoscia terrorizzante.
Il nipote pigiò il tasto rewind.

Fu allora che il tuono primordiale illuminò il Creato con un grosso, cosmico Bang!

In quell’istante eterno Padre Shimeon tirò un sospiro di sollievo.